Recupero Dati in RAID 0
Introduzione
L’eccezionale diffusione di configurazioni raid 0 tra l’utenza domestica, SOHO e piccole workstation, agevolata dal basso costo degli hard disk e dei controller integrati nelle schede madri (detti anche fake raid), spesso non va di pari passo con una buona abitudine al backup dei dati e a volte ci si ritrova nella situazione di dover tentare un recupero da una matrice compromessa.
Le prestazioni offerte dal raid 0 ingolosiscono facilmente, ma sono sempre accompagnate da alcune vulnerabilità; ad esempio può accadere che il controller raid, o la scheda madre che lo supporta, si guasti oppure che il bios/firmware presenti dei gravi bug che rendano improvvisamente inaccessibile la matrice. Potrebbero anche insorgere problemi con eccessivi overclock o improvvisi black-out che corrompano dati nella matrice lasciandola in uno stato non più gestibile dal controller. Se i dischi non hanno riportato danni fisici che impediscano a basso livello le normali attività di lettura, ci sono buone possibilità di recuperare i dati imprigionati nella matrice grazie al brillante lavoro svolto da due software come Raid Reconstructor v4.0 e Get Data Back NTFS v4.0, applicativi per Windows prodotti da Runtime Software.
I due programmi permettono, in modalità demo, di diagnosticare le condizioni dei dischi sinistrati e di valutare le possibilità di recupero; in modalità full, a pagamento, permettono di completare l’operazione di recupero dati. Costano rispettivamente 99,0 $ e 79,0 $, prezzi rilevanti ma sensibilmente inferiori alle tariffe che possono raggiungere i servizi professionali di recupero dati a cui altrimenti si dovrebbero affidare i dischi; svolgere il recupero file per proprio conto, quando possibile, ha l’indubbio vantaggio di proteggere i dati sensibili dalla curiosità di terzi.
Sicuramente saranno soldi ben spesi per gli utenti appassionati e i professionisti assemblatori/riparatori che gestiscono spesso grosse quantità di dati in raid con striping.
Oltre ai programmi di Runtime Software sono necessari un ambiente operativo Windows (XP, Vista, Seven sia x86 che x64) normalmente funzionante e installato in un hard disk a parte, una scheda madre o un controller di memorie di massa compatibile con l’interfaccia dei dischi interessati (non è necessario che siano supportate funzioni raid perché non verranno usate in fase di recovery). Si predisponga anche una partizione sufficientemente capiente per copiare i dati da recuperare.
Prima fase
Il programma con cui iniziare il ciclo di recupero è Raid Reconstructor v4.0
L’installazione del programma è semplice e ordinaria ma bisogna avere l’accortezza di installarlo solo in un disco diverso da quelli corrotti per evitare qualsiasi sovrascrittura dei dati da recuperare.
L’interfaccia di Raid Reconstructor presenta in un’unica tavola tutti i comandi necessari per l’attività di recupero, accompagnati da una numerazione che aiuta a svolgere tutti i passaggi nell’ordine corretto; alcune opzioni avanzate sono disponibili nella barra dei menu.
Nel box numero uno la prima informazione richiesta è il tipo di livello raid, nel nostro caso andrà impostato come raid 0; bisogna anche specificare il numero di dischi che costituiscono la matrice (due o più).
L’elenco immediatamente sottostante permette di selezionare i dischi interessati al recupero; la nomenclatura con cui sono rappresentati non è molto intuitiva, ma si tratta di una numerazione che riflette l’ordine con cui i dischi fisici sono ordinati da Windows (si veda per esempio Gestione Disco di Windows); per riconoscere i dischi giusti viene in aiuto anche l’indicazione della loro capacità.
Alla voce Start sectors on the raid on each individual drive si può lasciare impostato il valore di default 0;
Premendo il pulsante Open drives i dischi vengono presi in carico dal programma e in grassetto compare la quantità dei settori fisici dei dischi selezionati; non importa quali siano le dimensioni effettive del volume raid, perché Raid Reconstructor analizzerà comunque l’intera capienza dei dischi della matrice.
E’ il momento di portarsi al secondo box; si prema il pulsante Analyze e si aprirà una finestra di dialogo che preannuncia come verrà studiata la matrice raid 0 danneggiata, permettendo anche di variare alcuni parametri operativi. Si lasci selezionata l’impostazione di default Run the differential entropy pre-test and review the settings, al passaggio successivo si impostino come in figura lo Start sector to probe, il Block size to probe, il Number of sectors to probe e si faccia partire l’analisi premendo Next.
L’operazione di analisi dura pochi secondi e presenta una tabella dei possibili parametri raid funzionanti per i dischi analizzati, ordinati dall’alto in ordine di probabilità; i parametri ritenuti automaticamente più validi dal programma sono in cima all’elenco. Se l’analisi ha dato esito positivo il primo risultato viene preselezionato e raccomandato dal programma, basta premere Finish per concludere l’analisi; in caso di esito negativo comparirà la scritta The result is not significant; questo può accadere quando i dischi sono stati selezionati al passaggio 1 nell’ordine sbagliato (basterà invertirli e ripetere l’analisi) oppure ci sono danni fisici che impediscono al programma di leggere la struttura del raid.
Il box numero tre permette di selezionare come e dove salvare l’immagine della matrice raid:
- Virtual image permette di salvare un semplice report che funge da chiave di lettura diretta della matrice per Get Data Back; è la soluzione più rapida e semplice, che non richiede di copiare l’intero contenuto della matrice su un altro supporto, ma è preferibile solo se i dischi funzionano bene e possono rimanere ancora collegati al computer per le successive operazioni di recupero dati.
- Image esegue una copia integrale della matrice raid in un file immagine da archiviare in un’altro hard disk; l’operazione può richiedere molto tempo (da decine di minuti ad alcune ore, secondo le dimensioni e la velocità dei dischi) e richiede uno spazio di archiviazione abbondante, almeno pari alla capienza complessiva della matrice raid (non del solo volume raid 0) ma è raccomandabile nel caso si pensi che l’affidabilità dei dischi sia precaria o incostante, perché così il recupero dati si potrà eseguire in un file immagine tranquillamente accessibile e stabile.
- Phisical Disk crea un vero e proprio clone funzionante della matrice raid in un altro disco fisico a disposizione o in una nuova matrice raid, che potrà essere nuovamente messa in funzione nella configurazione originale.
Una volta ottenuta l’immagine virtuale o fisica della matrice raid, la funzione di Raid Reconstructor è esaurita e si può chiudere l’applicazione.
I passaggi successivi sono competenza di Get Data Back NTFS v4.0 (nel caso si vogliano recuperare dati da partizioni FAT 16/32 è disponibile un’altra versione del programma, dal funzionamento analogo)
Get Data Back va installato anch’esso in una cartella di un disco del tutto diverso da quelli in cui vi sono i dati da recuperare, per evitare qualsiasi sovrascrittura.
L’interfaccia del programma presenta una comoda procedura guidata; nella prima schermata si può lasciare selezionata la prima opzione (default settings) e avanzare cliccando Next.
La seconda schermata permette di selezionare il drive da analizzare o il file immagine equivalente; nel caso si disponga di una virtual image di Raid Reconstructor sarà necessario mantenere i dischi della matrice raid ancora collegati, se invece si dispone del file immagine integrale Get Data Back potrà leggere direttamente questo nella directory in cui è stato archiviato precedentemente. Una volta selezionata la sorgente appropriata si prema Next e verrà eseguita la scansione del file system, operazione che potrà richiedere da alcuni minuti a oltre un’ora secondo le dimensioni della matrice raid e la velocità dei dischi.
Al termine della scansione Get Data back presenta un report dettagliato delle partizioni trovate e delle loro caratteristiche;
Basta selezionare una partizione per volta e cliccare next, Get Data Back aprirà una finestra in cui saranno visibili e selezionabili i files presenti nella partizione, pronti per essere finalmente eseguiti o copiati in una memoria sicura usando il menu contestuale; la legenda spiega che i diversi colori con cui sono distinti i nomi permettono di riconoscere files di sistema, files dell’utente o delle applicazioni, dati cestinati, cancellati o sovrascritti.
Get Data Back è un potente strumento di recupero dati e potrebbe rilevare anche i file system di vecchie formattazioni sovrascritte che potrebbero indurre in confusione sulla scelta delle partizioni. Se la partizione scelta non sembra contenere dati congruenti si possono provare liberamente le altre.
E' il momento di mettere i dati al sicuro!
Commenti e approfondimenti nel FORUM di MaxxPC
MaxxPC e l'autore dell'articolo declinano ogni responsabilità per danni e perdite di dati derivanti dall'utilizzo delle procedure descritte e dei programmi applicativi indicati.
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